L' ultimo sopravvissuto: il ghiaccio del Montasio.

31.10.2026

Nascosto ai piedi dell'imponente parete nord dello Jôf di Montasio, tra le rocce e le ombre delle Alpi Giulie, sopravvive un piccolo ghiacciaio che custodisce una storia straordinaria. 

 È il ghiacciaio Occidentale del Montasio, l'ultimo ghiacciaio montano vero e proprio del Friuli-Venezia Giulia e uno dei più bassi dell'intero arco alpino.

Situato in una profonda nicchia naturale, tra i 1.860 e i 2.050 metri di quota, con una quota media di circa 1.910 metri, rappresenta un'eccezione nel panorama alpino. Mentre la maggior parte dei ghiacciai delle Alpi arretra rapidamente sotto la spinta dell'aumento delle temperature, il Montasio, dopo aver attraversato decenni di progressiva riduzione, ha mostrato negli ultimi anni una sorprendente capacità di resistenza.

Per comprendere la particolarità del Montasio bisogna innanzitutto capire che cosa distingue un vero ghiacciaio da un semplice accumulo permanente di neve, chiamato glacionevato. Un ghiacciaio è caratterizzato da due aree principali. La zona di accumulo, generalmente situata nella parte superiore, dove la quantità di neve che si deposita supera quella che si scioglie. Con il passare del tempo, gli strati di neve si compattano e si trasformano in ghiaccio. La zona di ablazione, nella parte inferiore, dove la fusione prevale sull'accumulo. Il ghiaccio, sotto il proprio peso, scorre lentamente verso valle, alimentando la zona inferiore. Questo movimento, anche quando è molto lento, può provocare la formazione di crepacci. Quando un ghiacciaio si trova in equilibrio, l'accumulo di neve e ghiaccio compensa sostanzialmente le perdite dovute alla fusione e allo scorrimento.

Con l'aumento delle temperature, però, la quota delle nevi permanenti tende a salire. La superficie destinata all'accumulo si riduce, mentre aumenta quella interessata dalla fusione. Il ghiacciaio perde così spessore e superficie. Un glacionevato, invece, è un accumulo di neve e ghiaccio che non possiede più una vera zona di accumulo e non presenta più un movimento glaciale significativo.

Tra i corpi glaciali un tempo presenti nella nostra regione, oggi soltanto il ghiacciaio Occidentale del Montasio conserva le caratteristiche di un autentico ghiacciaio montano. Gli altri sono ormai classificati come glacionevati.

La storia recente del ghiacciaio del Montasio è particolarmente interessante. Nel corso degli ultimi cento anni ha subito trasformazioni importanti: ha perso oltre 30 metri di spessore medio e più del 75% del suo volume, passando da una stima iniziale di circa 4,5 milioni di metri cubi agli attuali 1 milione circa. Eppure, dopo il 2005, ha mostrato un comportamento sorprendente: in controtendenza rispetto alla maggior parte dei ghiacciai alpini, ha sostanzialmente interrotto la perdita di massa, raggiungendo una condizione di relativa stabilità.

La spiegazione risiede soprattutto nella sua particolare posizione geografica e nelle caratteristiche dell'ambiente che lo circonda. Il fattore determinante è l'abbondante alimentazione nevosa garantita dalle valanghe che precipitano dalla quasi verticale parete nord dello Jôf di Montasio. Enormi quantità di neve vengono trasportate verso il basso e si accumulano sulla superficie glaciale. Negli ultimi quindici anni gli spessori medi della neve accumulata sono variati indicativamente tra 3,5 e 12 metri, con accumuli locali che possono frequentemente superare i 30 metri.

A questo importante apporto nevoso si aggiungono altri due elementi favorevoli: l'esposizione a nord, che limita notevolmente l'irraggiamento solare e mantiene il ghiacciaio maggiormente protetto dal calore, la copertura detritica, costituita dai frammenti di roccia che precipitano continuamente dalle pareti circostanti e che, ricoprendo il ghiaccio, contribuiscono a isolarlo e a proteggerlo dalla fusione.

Oggi il ghiacciaio è concentrato sul fondo della nicchia rocciosa che lo ospita, una posizione che lo rende ancora più riparato e ombreggiato.

Il ghiacciaio Occidentale del Montasio è stato documentato scientificamente per la prima volta nel 1920 dal geologo e glaciologo Ardito Desio. Da allora diversi studiosi hanno proseguito, anche se inizialmente in maniera non sistematica, le attività di osservazione e rilevamento.

Oggi l'Università degli Studi di Udine svolge un importante lavoro di monitoraggio, effettuando rilievi topografici ad alta risoluzione .

Come raggiungere il ghiacciaio del Montasio.

Raggiungere il ghiacciaio è un'esperienza affascinante, ma richiede una buona preparazione fisica e una discreta esperienza di montagna. Gli itinerari principali sono due: uno con partenza da Sella Sompdogna e l'altro dalla Val Saisera. Entrambi conducono al Bivacco Stuparich, (1578 m) punto di riferimento per la successiva salita verso il ghiacciaio.

Partendo da Sella Sompdogna si raggiunge in breve tempo il Rifugio Fratelli Grego, immerso in uno splendido ambiente boschivo e panoramico. Dal rifugio si prosegue lungo il sentiero CAI 611, che conduce al Bivacco Stuparich. In alternativa, si può partire dalla Val Saisera, scegliendo tra diversi itinerari che permettono di raggiungere il sentiero 611. Tra questi, il sentiero CAI 639 rappresenta, a mio avviso, la soluzione più classica e più sicura per raggiungere il bivacco.

Dal Bivacco Stuparich si prosegue costeggiando la Torre di Palizza e con non meno di ulteriori 30-45 minuti di cammino si raggiunge il ghiacciaio. La prosecuzione verso la Via Ferrata Amalia è molto impegnativa e richiede attrezzatura e preparazione specifiche.

Attenzione: neanche il percorso verso il ghiacciaio è un semplice sentiero turistico. Valgono quindi le solite regole. Sono indispensabili scarponi da montagna adeguati, abbigliamento tecnico e una sufficiente esperienza , buona condizione atletica ed abilità escursionistica. Per affrontare l'escursione è opportuno portare con sé: scarpe o scarponi da montagna con suola adeguata, abbigliamento tecnico e vestiti di ricambio, bastoncini da trekking, una buona scorta di acqua e cibo, giacca impermeabile e indumenti adatti alle variazioni improvvise del tempo. È inoltre consigliabile proteggersi dalle zecche, particolarmente presenti in alcuni ambienti montani e boschivi. Meglio indossare pantaloni lunghi, calzettoni e maglie a maniche lunghe, preferibilmente di colore chiaro, per individuare più facilmente eventuali zecche. Può essere utile anche un repellente specifico. Prima della partenza è sempre importante verificare le condizioni dei sentieri, l'eventuale presenza di neve o ghiaccio e le condizioni meteorologiche.

Una curiosità storica.

Il ghiacciao corrispondeva al punto di partenza della via di Julius Kugy (nota come via Kugy-Horn o Diretta Kugy) che è una storica e impegnativa via di arrampicata e alpinismo sulla parete Nord dello Jôf di Montasio (2753 m), la vetta più alta delle Alpi Giulie.

Julius Kugy, accompagnato dalle guide Joze Komac e Anton Oitzinger studiò a lungo la formidabile parete Nord del Montasio. La via fu poi salita interamente da Ferdinand Horn l'8 settembre 1911 (integrando i passaggi precedentemente esplorati da Kugy e compagni). Oggi è considerata un itinerario d'alto valore storico ma riservato ad alpinisti esperti e ben allenati.

Kugy considerava la salita della parete Nord del Montasio come il capolavoro della sua vita, un'esplorazione da compiere in totale purezza, rispettando l'integrità della montagna.

Quando l'Austrian Alpine Club (OAV) decise di addomesticare quella linea installando pesanti funi d'acciaio, cambie e fittoni di ferro per trasformarla di fatto in una delle prime vie ferrate dell'arco alpino, Kugy si oppose fermamente.

Per lo scrittore e umanista triestino, violare la roccia con il ferro significava "assassinare l'impossibile" e rovinare la severità dell'ambiente naturale. Le cronache dell'epoca riportano il suo profondo rammarico per quella che considerava una profanazione.

All'inizio del Novecento, l'attacco della via era agevole perché il ghiacciaio era talmente spesso e gonfio che i primi fittoni e le prime funi metalliche dell'OAV vennero fissati esattamente al livello in cui terminava la massa glaciale. Con il progressivo e drammatico ritiro della massa del ghiacciaio, la superficie del ghiaccio si è progressivamente abbassata. Oggi, i primissimi chiodi e i vecchi ancoraggi originali in ferro si trovano stabilmente sospesi sulla roccia nuda, circa 30 metri più in alto rispetto all'attuale superficie del ghiacciaio residuo.

C'è infine un particolare che rende questa visita ancora più speciale. Recentemente, all'interno di una ben visibile cassetta rossa, è stato collocato un piccolo libretto. Le sue pagine hanno già accolto i pensieri di diverse persone che, raggiunto questo luogo, hanno voluto lasciare una traccia del proprio passaggio. Non semplici firme, ma parole di affetto, incoraggiamento, riflessioni e messaggi spesso commoventi. C'è chi esprime gratitudine per aver potuto ammirare questo angolo straordinario delle nostre montagne, chi gli augura di resistere ancora a lungo come si farebbe con un familiare o un vecchio amico.

Sfogliando quelle pagine si percepisce quanto questo piccolo ghiacciaio sia diventato qualcosa di più di una semplice curiosità naturalistica. È un simbolo. Il simbolo di una natura che cambia, di un ambiente fragile che merita attenzione e di una montagna che continua a sorprenderci con la sua capacità di resistere. Davanti a questo piccolo ghiacciaio, ultimo testimone di un passato glaciale ormai quasi scomparso dal Friuli-Venezia Giulia, è difficile rimanere indifferenti.

Il Montasio non è soltanto un ghiacciaio da raggiungere: è un luogo da conoscere, rispettare e custodire nella memoria ce he a sua volta è il testimone di tante ascensioni ( a partire da Julius Kugy ed i suoi accoliti) , di una natura , di un alpinismo e di un mondo di cui sentiamo la mancanza.

Ormai siamo persuasi che la bellezza delle montagne non si può possedere ma può essere solo vissuta.

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